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8 modi per essere un empatico felice

empatico felice
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Sentire tutto così profondamente è sia una benedizione che una maledizione.

Ho sempre saputo che l’energia delle persone rivela molto più di loro di quanto non facciano le loro parole. Da bambino ero il tipo tranquillo e timido che preferiva osservare le persone piuttosto che essere coinvolto. Rimanevo lì a captare e sentire così tante sottili sfumature di significato, così tante impercettibili correnti di emozione e molti pensieri impliciti ma non dichiarati.

Era quindi inevitabile che venissi spesso travolto dalla gente. Da adolescente ho affrontato l’assalto della mia profonda sensibilità verso il mondo e, abbinando bassa autostima e fragili confini, ho attraversato molti anni di depressione, confusione e intensa ansia.

Più tardi, dai 17 anni in avanti – gli anni del mio “risveglio spirituale” – ho continuato a destreggiarmi tra relazioni, lavoro, istruzione e infine l’inquietudine che derivava dalla costante tensione emotiva a cui ero sottoposto. E non sapevo nulla su come affrontarla.

Persone. Volti. Parole. Significati. Sentimenti. Sensazioni. Energia. Dolore. Potevo sentire tutto; e quel tutto mi ha fatto male fino in fondo. Quindi, alla fine, è stato con grande gioia che un giorno mi sono imbattuto nel termine “empatico” nel mio viaggio di guarigione. Scoprii che non ero solo in ciò che stavo vivendo.

Partendo dalla conoscenza collettiva accumulata con i molti empatici che ho conosciuto, voglio condividere con te 8 delle verità più importanti sull’empatia.

1. Non è necessario assumersi la responsabilità per le ferite altrui

Se sei un empatico, sei sottilmente sintonizzato sul dolore delle altre persone, tendendo a interiorizzarlo come tuo. Ricorda che spesso puoi fare molto poco per aiutare veramente le persone, soprattutto se queste ultime non sono pronte al cambiamento.

Certo, puoi provare ad aiutarle o guidarle quanto lo ritieni opportuno ma, alla fine della giornata, la persona che avverte il dolore originale deve essere disposta ad aiutare se stessa affinché avvenga una vera guarigione. Spesso la nostra natura premurosa ci rende ciechi al fatto che molte persone non vogliono o non sono preparate per essere guarite, perché si accontentano della sicurezza della loro miseria.

2. Entra nel tuo dolore piuttosto che cercare di fuggire da esso

Sembra contro-intuitivo ma… “vai nel tuo dolore”! Ed è un passaggio molto importante per rilasciare l’energia repressa dentro di te. Quando siamo preoccupati di fuggire, reprimere ed evitare il nostro dolore, perpetuiamo il ciclo della nostra sofferenza. Piuttosto che arrenderti alla tentazione di correre – fermati – e stai fermo. Siediti e lascia fluire la fatica, la confusione, la rabbia, il dolore. Solo una volta che affronti la verità del dolore che senti, puoi passare alla fase successiva di lasciar andare la sofferenza.

3. Renditi conto che come empatico non sei immune al proiettare i tuoi sentimenti sugli altri

Cerchiamo di essere onesti qui. Parte del fascino dell’identificazione empatica, è che a volte ci fornisce una via di fuga; un’opportunità per attribuire la colpa agli altri. Sì, potresti assorbire le emozioni degli altri come una spugna, ma ciò non significa che sei esente dal creare e sperimentare profondamente le tue emozioni.

È fin troppo facile ritrarsi come vittime nella vita. Ma è molto più difficile assumersi la responsabilità della propria felicità. Una realizzazione chiave sul sentiero della guarigione come empatico, è imparare a distinguere ciò che SIAMO e che proviamo da ciò che ALTRI stanno provando. E non c’è sempre una distinzione netta. Spesso scopri che circa il 45% delle emozioni sono tue e il 55% sono emozioni, oppure potresti sentire il ​​20% e altri l’80% e viceversa.

4. L’autostima svolge un ruolo importante nella tua capacità di affrontare i tratti empatici

Gli empatici con bassa autostima soffriranno molto più di quelli con autostima sana ed equilibrata. Ovvio? Forse. Ma non sempre. Essere un empatico può essere fonte di confusione. E può essere molto facile attribuire la disperazione e la mancanza di valore che sentiamo al bombardamento di stimoli che sperimentiamo ogni giorno. Devi renderti conto che più amore, rispetto e fiducia ti sviluppi in te stesso, meno soffri. E pensieri come “Odio essere un empatico” e così via, sono spesso tutti prodotti della scarsa autostima.

5. Essere un Empatico non equivale ad avere empatia

Questo è stato molto difficile per me da imparare. “Devo avere molta empatia se sono un empatico, giusto?” era il presupposto da cui ero solito partire. Ma mi sbagliavo. Grazie alla mia educazione emotivamente stentata ero un bambino molto sensibile… eppure mi mancava molta empatia per gli altri. L’empatia non è compassione; non è dispiacersi per le persone e volerle aiutarle. No. L’empatia è la capacità di guardare oltre la facciata superficiale di ciò che una persona dice e fa. E’ capire la sua situazione e comprendere i suoi comportamenti, credenze, sentimenti e valori.

Avere empatia significa capire le persone ed essere capaci di fare un “balzo immaginario nei panni di un altro”. L’empatia è un’esperienza intellettuale ed emotiva combinata, mentre essere empatico è un’esperienza solo viscerale ed emotiva. Empatia è capire l’altra persona a un livello più profondo delle emozioni. Comprendere che essere un empatico non equivale ad empatia mi ha aiutato a crescere immensamente come persona.

6. La schermatura non è una tecnica utile

Come tecnica temporanea, la schermatura può essere utile, ma non è una soluzione a lungo termine. La schermatura consiste essenzialmente nel resistere all’energia emotiva delle persone. Ma la resistenza serve solo a continuare i cicli di paura e dolore all’interno. Invece di combattere, apri te stesso. Consenti a te stesso di provare le emozioni ma, nel contempo, lasciale passare senza adottarle come tue. Questo richiede tempo e pratica. Ma il il distacco è una soluzione a lungo termine molto migliore.

7. Catarsi e consapevolezza del corpo sono tecniche utili

Come empatico è così importante che incorpori qualche forma coerente di catarsi nella tua routine quotidiana per liberarti dall’energia soffocante che potresti nutrire. Le forme preferite di catarsi tra gli empatici includono la scrittura di un diario, meditazione, passeggiate e jogging. Altre forme di catarsi includono cantare, ballare, urlare (possibilmente dentro un cuscino), ridere e piangere.

È anche estremamente utile, come empatico, insegnare a te stesso ad entrare in contatto con il tuo corpo – io chiamo questo tipo di pratica “consapevolezza somatica”. Fondamentalmente, imparare ad essere in contatto con il proprio corpo è un modo eccellente di ancorarsi e radicarsi nel momento presente, piuttosto che perdersi nell’ondata di emozioni e sensazioni che si presentano. La consapevolezza del corpo è anche un buon modo per imparare ad ascoltare i tuoi bisogni, oltre a coltivare e prenderti cura di te stesso.

8. Ognuno ha il potenziale per essere un empatico…

…non solo tu e non solo un gruppo selezionato di persone. È innegabile che gli empatici abbiano doni belli e talvolta soprannaturali, ma la vera bellezza è che questi doni non si limitano solo a un gruppo elitario di persone. Credo che questo tipo di sensibilità sia il nostro stato naturale di essere. Ma, attraverso i nostri condizionamenti culturali, l’educazione, le credenze dogmatiche e la desensibilizzazione di massa, abbiamo perso il contatto con lo stato autentico dell’umanità. Uno stato che consiste anche nll’essere finemente sintonizzati l’un l’altro.

***

Ci sono così tante altre cose da dire sull’essere un empatico, ma spero che questi 8 punti ti aiutino a guidare il tuo percorso di guarigione.

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