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Nessuno è illuminato: il pericolo dell’ego spirituale

Nessuno illuminato
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Un giorno qualcuno mi chiese se ero illuminato. Ho risposto: “nessuno è illuminato”. Questa “sentenza” mi è uscita dalla bocca senza alcun pensiero accessorio, a bruciapelo, senza nemmeno una traccia di dubbio in quello che dicevo. Non ero arrogante al riguardo. Non sentivo il bisogno di difendere ciò che avevo appena detto. Non c’era ego dietro. Non c’era nemmeno una credenza dietro. Non credo che nessuno sia illuminato. Le credenze sono troppo pesanti da portare in giro. E devi difenderle contro le persone che credono il contrario. No, quest’affermazione non aveva il solito peso dell’ego o della fede cieca.

Quella conversazione rimase lì, per non essere mai più discussa con quella persona. Ma quello che uscì dalla mia bocca rimase con me, come un motivetto musicale che ti tormenta implorando di essere trasformato in un’intera canzone.

Quindi ecco la mia intera canzone su “nessuno è illuminato”.

Il cambiamento è la sola costante

Prima la versione breve della canzone. Nessuno è illuminato perché la realtà è costantemente in movimento. È un continuo moto di cambiamento. Quindi dire che c’è una persona che ha raggiunto uno stato fisso all’interno di questo flusso costante è francamente solo una favola. Questo non significa che non ci siano diversi gradi di chiarezza che si manifestano nel flusso costante della vita. È solo che la vita è impermanente – niente dura, incluso qualsiasi stato che potremmo chiamare risveglio o illuminazione.

Come si può rivendicare uno stato fisso di qualcosa quando la vita è in un flusso costante? E chi vorrebbe affermarlo?

Oh sì, è vero, l’ego lo vorrebbe gridare a gran voce. Eppure nemmeno l’ego in sé è una cosa fissa. È un modello di attività, un processo. Quindi, nella migliore delle ipotesi, c’è un processo nel cervello che vuole credere che ci sia un sé che è illuminato (o non illuminato). E quel processo di riferirsi costantemente a se stessi come risvegliati o permettere agli altri di mettere costantemente quell’etichetta su di te è come una dipendenza. Ne ricaviamo un successo, come con qualsiasi dipendenza. Forse certi insegnanti spirituali farebbero meglio a frequentare i centri di trattamento delle dipendenze invece di dire al mondo quanto sono risvegliati.

Niente più ego?

Ma, seriamente, cos’è l’illuminazione? Cosa significa essere risvegliati? Una definizione comune è la completa dissoluzione della propria identità come sé separato senza che rimanga traccia della mente egoica.

Attendi, fermati a riflettere per un momento – non deve esserci traccia di mente egoica per qualificarsi come illuminati?

Approfondiamo un po’ questo argomento.

Prima di tutto, la definizione di cui sopra pone l’asticella molto in alto e significa che pochissime persone potrebbero qualificarsi, se ciò fosse possibile, come illuminate, anche se ci fosse uno stato come la completa cessazione dell’ego. Ho sentito devoti di alcuni guru affermare che l’insegnante non era toccato da nulla. Ma non si può mai conoscere veramente l’esperienza soggettiva di un altro. Non sappiamo se ci sono trigger interni o compulsioni nascoste dal punto di vista dei seguaci di un insegnante. La vergogna non viene efficacemente affrontata in molti metodi spirituali e la vergogna fa sì che le persone nascondano i loro segreti.

Ma andrò oltre, sfidando anche la nozione di uno stato permanente di completa cessazione dell’ego o, in generale, la nozione di uno stato permanente di qualsiasi cosa. Viviamo in una realtà che è impermalente, ricordiamocelo sempre.

Non esiste uno stato fisso chiamato illuminazione, quindi affermare una cosa del genere sarebbe come affermare di aver scoperto gli unicorni. È una grande idea e vende libri, ma è vera?

Il mito del “sé”

La frase “nessuno è risvegliato” non va intesa nel divertente modo neo-advaita, dove un insegnante dice “non c’è sé, quindi non c’è sé da risvegliare”. Sì, è divertente e a volte bello da dire. No, non mi riferisco a questo. È troppo semplice e ovvio e, oserei dire, abusato: è un TENTATIVO dell’insegnante di parlare dall’Assoluto. Ma niente è reale dal punto di vista dell’Assoluto. Nemmeno l’Assoluto è reale perché, nel momento in cui tentiamo di razionalizzarlo con la mente, ne facciamo un concetto illusorio.

Lo nostra realtà, invece, è che abbiamo preso noi stessi per dei sé (quelli separati). La credenza nell’esistenza di un sé separato è ciò che sta al centro di tutta la sofferenza. È un principio universalmente accettato tra le tradizioni spirituali quello che afferma che la fede in un sé fisso e separato è la radice di tutte le sofferenze.

No, non parlo dall’Assoluto. E, tra l’altro, nessuno dei tuoi insegnanti né alcun insegnante presente e passato ha mai parlato dal Non-Dual/Assoluto. Non puoi parlare da quello. L’espressione di una parola colloca tale espressione in un linguaggio dualistico e relativo. E quello che uscirebbe dalla tua bocca sarebbe in gran parte un insieme di concetti che hai imparato, che sono tutte visioni parziali della realtà. Noi umani non possiamo vedere oltre le visioni parziali finché non ci evolviamo oltre la credenza che ci sia un realtà oggettiva che giace là fuori e che le nostre menti siano in grado di vederla per quello che è. Dall’Assoluto non c’è niente da dire e niente si sa. Nel momento in cui si apre la bocca, si cade nel duale.

C’è molta ignoranza e ancora troppo ego nella scena spirituale. Sarebbe nostro dovere ripulirla! In realtà il risveglio appare molto diverso a seconda del livello di coscienza in cui ci collochiamo. Questo mette a tacere l’idea che ci sia un traguardo nell’illuminazione.

Non c’è un traguardo da tagliare

L’illuminazione non è un livello di coscienza che raggiungiamo e ci rimaniamo. È uno stato in cui entriamo e usciamo, mentre danziamo anche con il nostro condizionamento umano che si manifesta anche dopo aver affermato di essere risvegliati.

Non conosco nessuno che abbia raggiunto la completa cessazione della sofferenza. Qui è bene non confondere la cessazione della sofferenza con il distacco da essa.

Soffrire significa sopportare, ovvero portare il dolore nel tempo. Quindi non lasciare che gli insegnanti la facciano franca. Di recente ho sentito che Eckhart Tolle (uno dei miei insegnanti preferiti), che sembra pacifico per la maggior parte del tempo, si è arrabbiato parecchio durante un discorso per poi arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di negare la sua rabbia. Andiamo, Eckhart, ti voglio bene, ma per favore ammetti il ​​condizionamento che ancora opera dentro di te.

Trovo che la maggior parte degli insegnanti di questi tempi sia così. Hanno paura di dire la nuda verità sulla loro reale esperienza umana. Non hanno fatto indagini approfondite sulla vergogna e si vede. Rivelano solo ciò che vogliono rivelare ai loro seguaci, solo le cose che non li faranno vergognare. Pertanto, molti dei loro pensieri, sentimenti, comportamenti e schemi rimangono fuori dagli occhi del pubblico. Ma, quando escono dal palco o finiscono i loro libri, la loro umanità è lì, proprio lì, pronta ad esprimersi non appena abbassano la guardia.

Sciocchezze dall’Assoluto

Certo, ci sono diversi gradi di chiarezza tra gli estremi dualistici non fissi come illuminato contro non illuminato. Ciò che vedi e sperimenti ha più a che fare con dove sei e chi sei nello spettro della chiarezza che con qualsiasi tipo di illuminazione o stato risvegliato. Trascorro un bel po’ di tempo in quello che la gente potrebbe chiamare l’Assoluto (anche se io lo chiamo solo silenzio): l’esperienza del non sapere, del non pensare e del non parlare. È abbastanza profondo e pacifico. Ma l’Assoluto non ha nulla a che fare con quello che sto dicendo qui.

Quindi, quando senti un insegnante dire o insinuare che sta parlando dall’Assoluto o attraverso di Esso, corri più forte e veloce che puoi fuori dalla riunione e non voltarti mai indietro.

Dobbiamo ricordarci costantemente che, nel momento in cui verbalizziamo un concetto, lo facciamo sempre dall’interno di una visione parziale e relativa. Questo vale anche per le canalizzazioni di spiriti guida, angeli, maestri ascesi ecc. Quando si canalizza un’entità di un’altra dimensione, questa comunica con noi attraverso l’intuito che è NON verbale. Non appena tentiamo di tradurre in parole quell’intuizione, il contatto con l’altra dimensione cessa ed iniziamo ad esprimerci dall’interno di una visione parziale e relativa. Accettalo. È un fatto.

Per capire meglio, pensiamo ad esempio al sapore dell’arancia. Quando addenti uno spicchio d’arancia, immediatamente ne senti il sapore. Quel sapore non ha bisogno di parlarti, lo percepisci e basta, ne hai una CONOSCENZA DIRETTA. Quando però tenti di spiegare a parole il sapore dell’arancia a qualcuno che non l’ha mai assaggiata, ne puoi dare solo una rappresentazione soggettiva e parziale.

Cambia il paradigma

È ora che smettiamo di lasciare che gli insegnanti spirituali se la cavino con la diffusione di idee che poggiano su concetti puramente teorici e pronti a crollare al primo tentativo di approfondimento o verifica. Il mio consiglio gentile e amorevole (che sei libero di ignorare completamente): rimani solo con quegli insegnanti che non professano queste sciocchezze da favola. Ogni insegnante può e deve essere interrogato direttamente, me compreso. Altrimenti non c’è libertà da realizzare. Se un insegnante (o chiunque altro) si mette sulla difensiva dell’ego mentre lo interroghi, puoi stare quasi certo che non è né sveglio, né illuminato né sta parlando dall’Assoluto.

Molti maestri spirituali da salotto new age, lasciano supporre che siano illuminati o risvegliati, come se avessero raggiunto questo stato fisso in cui non sono mai turbati, infastiditi o preoccupati. Sono tutte sciocchezze. Non crederci.

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