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Abbracciare la propria vulnerabilità alla luce della consapevolezza adulta è la via giusta per vincere la repressione?

Buongiorno,
sono un uomo di 52 anni che, da quasi vent’anni a questa parte, ha preso consapevolezza (grazie a psicoterapia, letture di Osho e simili) di aver vissuto e di vivere tutt’ora nella repressione sessuale a causa di una madre anaffettiva e nemica della sessualita’ che certamente non ha contribuito a sviluppare fiducia e sostegno alla mia energia vitale. Nonostante tutto sono riuscito a condurre una vita ‘normale’, sposandomi, separando i ed avendo storie ed esperienze con altre donne anche se, purtroppo, mantenendo l’espressione sessuale costantemente disconnesso dal mio se’ interiore e compensando molto per non sentire l’emergere della mia vulnerabilita’ intima. Tale vulnerabilita’ ultimamente, in corrispondenza di un aumentata consapevolezza del mio condizionamento negativo infantile, si e’ fatta sentire in maniera piu’ pronunciata. Fa parte del mio riallineamento interiore preposto ad un finalmente libero sentire della mia vitalità scevra finalmente da ogni appesantimento culturale? Ho deciso di comportarmi con le paure che emergono automaticamente dai passati condizionamenti come se vedessi, con l’esperienza e la maturità di oggi, un bambino terrorizzato da abbracciare e rassicurare: e’ la via esatta per vivere finalmente la pienezza della mia vita, nonostante le paure? Grazie per cio’ che fate.

Come direbbe Osho, più che abbracciare possiamo accettare e celebrare. “Vulnerabilità” è soltanto un nome convenzionale che la nostra società ha dato ad un determinato processo emozionale classificandolo come negativo. E questo apre dei conflitti dentro di noi, perchè non sono le cose in sè a farci soffrire ma i nomi e le definizioni che diamo a quelle cose.

Quando senti fluire dentro di te quelle energie che la società definisce convenzionalmente con parole come paura, vulnerabilità ecc., osservale, esplorale senza etichettarle, senza definirle e senza giudicarle. Osservale come si guardano le nuvole che passano nel cielo o il ritmico infrangersi delle onde.

Sono i nomi, le definizioni e i giudizi che diamo alle cose a creare dualità, separazione e frammentazione interiore. Osservando l’attività della mente e delle emozioni come un puro e semplice fluire di energia senza nome, forma o giudizio, riuscirai a trascendere la frammentazione. Riuscirai così a fare in modo che queste energie si integrino con naturalezza nel tuo Essere come onde che si dissolvono nell’oceano. Ad un certo punto cesseranno di essere percepite come “stonature” e diventeranno piacevoli dissonanze all’interno di un’armonia perfetta.