Il grido dietro la tastiera: la rabbia di chi ha chiuso la porta allo specchio
C’è una frase che si ripete come un mantra anestetico nei commenti di chi si scaglia contro la dinamica delle Fiamme Gemelle: “Basta con queste filosofie! Non esistono le fiamme, esistono solo uomini malvagi, narcisisti e donne approfittatrici che usano la bontà delle persone.”
A una prima lettura superficiale, questo sembra il grido di rabbia di una persona ferita dalla vita. Ma per chi è abituato a scavare nelle profondità della psiche umana, questo atteggiamento rivela una verità del tutto diversa. Non siamo di fronte a uno scetticismo razionale o scientifico. Siamo di fronte a un meccanismo di difesa disperato, un tentativo estremo dell’ego di barricarsi dietro una trincea per non dover fare l’unica cosa che lo terrorizza davvero: guardarsi allo specchio.
Negli anni (incalzando questi “negazionisti” non con teorie astratte, ma mettendoli di fronte ai paradossi logici delle loro stesse affermazioni) sono riuscito più volte a far crollare questo muro. Quando la maschera del razionalista ferito viene smontata, quello che viene a galla è un materiale umano scottante, fatto di terrore, paralisi e contratti inconsci stipulati con la sofferenza.
La trappola della semplificazione: perché l’ego ama la parola “narcisista”
Perché c’è una vera e propria corsa a liquidare ogni incontro devastante come un semplice caso di “abuso psicologico” o di “narcisismo patologico”?
La risposta è d’una semplicità disarmante: etichettare l’altro come un mostro assolve completamente chi scrive.
Se l’uomo o la donna che ti ha distrutto la vita è “semplicemente malvagi@”, la storia finisce lì. Tu sei la vittima innocente, l’angioletto capitato nelle mani del demonio, il martire punito per la sua troppa “bontà”. Non hai nulla da chiederti, nulla da cambiare, nessun lavoro interiore da compiere. Devi solo piangere la tua sfortuna e maledire l’Universo.
Ma se quell’incontro rientra nella dinamica di una Fiamma Gemella o di un legame alchemico profondo, il paradigma crolla spietatamente. La Fiamma Gemella non è una favola rosa: è uno specchio infranto. L’altro non viene nella tua vita per farti felice, ma per distruggere le tue illusioni, far saltare le tue difese e mostrati, con la precisione di un orologiaio, le tue ferite di abbandono, di rifiuto e di mancanza di valore.
I negazionisti rifiutano le Fiamme Gemelle non perché non ne vedano la portata energetica, ma perché hanno il terrore di ciò che quell’incontro richiede: la responsabilità della propria guarigione.
“Tutto ciò che ci irrita degli altri può portarci a una comprensione di noi stessi.”
— Carl Gustav Jung
Quando una persona dichiara che “ci sono solo uomini malvagi e donne approfittatrici”, sta mettendo in atto quello che Jung definiva la proiezione dell’Ombra. Non potendo tollerare l’idea di essere stata complice della propria distruzione, proietta tutto il male all’esterno.
Le chiavi della gabbia: come siamo stati noi ad aprire la porta al “predatore”
Ecco il punto più doloroso: i predatori non sfondano le porte chiuse, entrano dove trovano la porta spalancata.
Quando parliamo con persone che dichiarano di essere state “vittime della propria bontà”, quello che la psicologia profonda porta alla luce è quasi sempre una dinamica di co-dipendenza nevrotica.
Quella che definiscono “bontà” era in realtà:
- Incapacità totale di tracciare confini: l’assenza di un maschile sacro e integrato che sappia dire “NO”.
- Sindrome del salvatore o della salvatrice: Il bisogno inconscio di “aggiustare” un uomo o una donna feriti o tossici per sentirsi indispensabili e guadagnarsi il diritto di essere amati.
- Fame d’amore e dipendenza affettiva: la disponibilità ad accettare briciole e umiliazioni pur di non incontrare il vuoto primario del proprio abbandono interiore.
Un narcisista o un manipolatore non può attecchire su una donna o un uomo che possiede una totale sovranità energetica e confini ben tracciati. Il predatore si aggancia alla ferita. Pertanto, dire che “l’altro si è approfittato della mia bontà” è un autoinganno: l’altro si è agganciato alla tua disperazione, alla tua mancanza di auto-amore e al tuo bisogno di essere salvat@.
Se non riconosci di essere stato tu, con le tue ferite irrisolte, a consegnare le chiavi di casa al tuo carnefice, sei condannato a ripetere lo stesso identico inferno con un attore diverso.
Il misticismo della sofferenza: la jouissance Lacaniana
C’è un concetto straordinario e sovversivo nello psicoanalista francese Jacques Lacan: la Jouissance (la “goduria” inconscia).
Lacan spiegava che l’ego umano può sviluppare un’attrazione morbosa e perversa per il proprio sintoma e per la propria sofferenza. Quando qualcuno si scaglia contro presunti narcisisti o donne approfittatrici, sta mettendo in scena un vero e proprio martirio drammatico.
C’è un sottile, inconfessabile piacere nell’incensarsi come “la persona troppo buona punita da un destino cinacrime di liberazione: Improvvisamente, la maschera cade. La persona smette di parlare dell’altro e, per la prima volta nella sua vita, guarda se stessa. Si rende conto che la rabbia verso l’altro era solo la copertura del disprezzo che provava verso se stessa per essersi tradita.
È in quel preciso istante che la persona smette di essere un “negazionista ferito” e diventa un ricercatore spirituale pronto alla vera trasformazione.
La scelta finale: restare nella gabbia o reclamare il trono
Il cammino delle Fiamme Gemelle e della regressione transpersonale non è per tutti. Non è per chi cerca pillole di conforto o carezze consolatorie per la propria nevrosi. È un percorso riservato a chi ha il fegato di strappare il velo di Maya, di smettere di incolpare gli “uomini malvagi” o l'”Universo ingiusto” e di assumersi la responsabilità totale del proprio campo vibrazionale.
Puoi continuare a raccontarti la storiella rassicurante che il mondo è pieno di mostri e tu sei solo una povera anima troppo buona caduta nel trabocchetto. Puoi continuare a collezionare diagnosi psicologiche da bar per giustificare perché la tua vita relazionale è un deserto.
Oppure puoi fare il salto. Puoi accettare che ogni persona che ti ha spezzato il cuore era solo un attore inviato dal tuo Sé Superiore per farti svegliare dal sonno della dipendenza.
L’inferno dura solo finché continui a proteggere la tua identità di vittima. Quando decidi di riprenderti le chiavi della tua casa energetica, non ci saranno più narcisisti, abusivisti o mostri capaci di varcare la tua soglia.
Ci sarai solo tu, finalmente libero, finalmente completo.



