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Tra antiche macchine fotografiche ritrova l’entusiasmo perduto

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Un giovane di 29 anni, che chiamerò Sergio, venne a trovarmi perché si sentiva bloccato emotivamente nel prendere una decisione riguardante l’inizio di un progetto imprenditoriale che gli stava a cuore. Il suo progetto consisteva nell’apertura di uno studio di editing video e nasceva da una passione che aveva fin da bambino per la fotografia. L’attuale lavoro non lo gratificava affatto.

Durante il colloquio preliminare Sergio risultò avere una personalità di tipo 1 dell’enneagramma, con un forte dialogo interiore sabotante che gli limitava la capacità decisionale.

Il dialogo interno, ovvero quei lunghi ragionamenti che facciamo con noi stessi rimuginando su presunti fallimenti del passato, può essere di grave ostacolo quando si intraprende un’attività in proprio. La paura di sbagliare o di ripetere quegli errori, porta a rimandare le decisioni spesso all’infinito. Non ci si sente mai pronti a cominciare!

Indietro nel tempo

Aiutai Sergio ad entrare in un profondo stato meditativo e lo invitai a rivivere una di quelle situazioni (nella vita attuale) in cui si sente “bloccato”. Tale blocco veniva percepito come un senso di oppressione allo stomaco. Gli dissi di entrare in quella sensazione per esplorarla con la mente. Utilizzando il “ponte verbale” guidai quindi Sergio in una sua vita precedente.

Qui cominciò a ricordare di trovarsi in un piccolo paese rurale del Sud. Descrisse le case di pietra a uno o due piani, le stradine sterrate e polverose, carri trainati da animali, le donne vestite con lunghi abiti rattoppati e consunti, la povertà e la fatica del lavoro nei campi.

Quando gli chiesi di darsi un nome in quella vita disse di chiamarsi Luigi. Era rimasto orfano di entrambi i genitori durante l’infanzia e perciò venne affidato a una nonna dispotica e anaffettiva. La nonna, vedova di guerra (probabilmente prima guerra mondiale), lo percuoteva spesso e lo umiliava di fronte agli altri bambini.

Gli chiesi di dare un nome alla nonna e lui rispose che si chiamava Erminia. Si sentiva pesantemente oppresso da quella donna rude che ogni giorno gli prospettava un destino fatto di sacrifici e miseria.

Verso la libertà

Invitai Luigi a spostarsi in avanti nel tempo fino a un episodio significativo. Ricordò di avere 16 anni e di trovarsi coinvolto in una furiosa lite con la nonna. Lui avrebbe voluto trasferirsi alla città più vicina per procurarsi un’istruzione e un lavoro più gratificante. Ma la nonna, per l’ennesima volta, gli urlò in faccia che il suo posto era lì, che non avrebbe concluso nulla di buono andando in città e che servivano braccia forti per il lavoro nei campi.

Luigi, esasperato, decise su due piedi di andarsene da quel posto. Raccontò di aver preso i suoi pochi risparmi e di essere salito su un treno insieme a un suo amico più grande. Mentre raccontava questo episodio, iniziò a tossire rumorosamente. Quando gli chiesi cosa stava succedendo rispose che il treno era entrato in un tunnel e sentiva un forte odore di fumo che gli pizzicava la gola!

Gli dissi di andare avanti nel tempo e di parlarmi della destinazione di quel viaggio. La sua tosse si calmò. Disse di essersi imbarcato come mozzo su un piroscafo diretto in America. Gli ufficiali della nave lo trattavano malamente, al punto che giurò a se stesso di morire di fame piuttosto che lavorare ancora con dei padroni che lo comandavano a bacchetta.

L’arrivo in America

Chiesi quindi a Luigi cosa fece quando sbarcò in America. Rispose che cominciò a guadagnarsi da vivere lustrando scarpe e facendo le pulizie al mercato del pesce. Un giorno incontrò un anziano signore che gli chiese se poteva dare una ripulita al suo negozio. Era un negozio di macchine fotografiche e Luigi rimase subito affascinato da quegli apparecchi. Il vecchio commerciante notò l’interesse di Luigi e gli chiese se fosse interessato a diventare apprendista per aiutarlo in negozio e imparare il mestiere. Luigi accettò senza esitare e ben presto divenne socio in affari dell’anziano fotografo il quale, quando morì, lasciò a Luigi la gestione del negozio.

Gli chiesi come si sentiva a svolgere quel lavoro. Disse di essere felice perché finalmente poteva condurre una vita dignitosa senza subire umiliazioni.

A questo punto lo guidai attraverso la procedura di rilascio emotivo e perdono per sganciarlo definitivamente dal legame negativo con la nonna dispotica. Quindi lo guidai avanti nel tempo per potermi raccontare come morì il suo corpo in quella vita. Rispose che il suo corpo morì investito da un autocarro quando lui era poco più che quarantenne.

Nel regno dello spirito

Feci di nuovo una procedura di rilascio e motivo per consentirgli di distaccarsi serenamente da quell’esperienza e lo guidai nel regno dello spirito invitando a portare con sé l’entusiasmo di quegli anni trascorsi nel negozio di fotografia. Gli chiesi se voleva incontrare la nonna nel regno dello spirito. Rispose di sì e disse che la nonna lo guardava teneramente come a implorare il suo perdono. Lo invitai a perdonarla e lui lo fece con sincera commozione.

Venne quindi il momento di tornare ad essere Sergio nel suo presente portando con sè gli insegnamenti e le emozioni positive di quel lontano passato.

L’entusiasmo ritrovato

Terminata la sessione Sergio realizzò che il suo desiderio professionale attuale altro non è che la prosecuzione della sua attività di fotografo, interrotta bruscamente da quella morte improvvisa tanto tempo fa. Questa esperienza gli consentì di trovare in se stesso le risorse per muovere il primo passo e iniziare finalmente la sua nuova attività.

L’aver perdonato la nonna burbera, lasciando andare per sempre nel passato il disagio delle angherie subite, gli consentì di recuperare anche una buona dose di autostima.

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