Sui sette peccati capitali

DOMANDA: Possiamo parlare dei famosi sette vizi o peccati capitali? A volte penso che per astenersi da tutti e sette bisognerebbe chiudersi in casa e non fare più niente! Ma sicuramente siamo anche qui di fronte all’ennesima distorsione a scopo manipolativo messa in atto dai grandi sistemi religiosi. Puoi dirci qualcosa in proposito?

RISPOSTA: Come giustamente hai accennato nella tua domanda, anche questo concetto è stato distorto e manipolato ad hoc dalle multinazionali della religione per seminare ansia e sensi di colpa nella popolazione. Infatti i termini “vizi” e “peccati” sono stati affibbiati abbastanza recentemente. L’origine di questa conoscenza è antichissima e si parte dalle scuole esoteriche babilonesi che parlavano non di vizi o peccati ma semplicemente di “ostacoli all’evoluzione” e, in origine, questi ostacoli erano nove: presunzione, considerazione, autoinganno, competizione, grettezza, paura, indecisione, egotismo e inazione.  In seguito la scuola aristotelica ha accorpato autoinganno, paura e inazione in accidia e ha dato agli altri sei i nomi che oggi conosciamo: la presunzione è diventata ira, la considerazione superbia, la competizione invidia, la grettezza avarizia, l’indecisione gola e l’egotismo lussuria. La scuola gesuita, lo dico come nota a margine, ha invece conservato le definizioni originali chiamandole le nove “debolezze”. Ora analizziamo uno ad uno i sette ostacoli nella nomenclatura che siamo ormai abituati ad utilizzare e vediamo qual è il loro reale significato.

Ira: parlando di ira vengono in mente a tutti le solite scenate di rabbia, aggressività, prevaricazione ecc. Nella tradizione esoterica invece l’ira è riferita a qualcosa di molto più sottile e cioè alla paura di mettere in discussione le proprie credenze, da cui deriva la pretesa di aver sempre ragione. Il comunismo, il fascismo e tutte le dottrine che terminano in “ismo” sono interamente incentrate sull’ira, cioè sulla pretesa di aver ragione assoluta su tutto e sull’intolleranza totale nei confronti di chi ha posizioni difformi. A livello di comportamento l’ira si esprime con la paura del giudizio altrui, risentimento, insofferenza anche verso le critiche più innocenti, chiusura mentale, dialogo interno autogiudicante, tendenza al perfezionismo e visione dicotomica delle cose: o bianco o nero. Chi è in preda all’ira di solito si rende conto anche lui, ad un certo punto, che non può avere sempre ragione, per cui svilupperà due personalità distinte: una puritana e impeccabile da mostrare in pubblico e l’altra trasgressiva e lasciva da sfogare lontano da occhi indiscreti.

Superbia: la superbia non è il darsi delle arie ma è il bisogno compulsivo dell’approvazione altrui, di piacere a tutti. Aiutare il prossimo allo scopo di ricevere gratitudine, oppure negare il proprio aiuto a qualcuno perchè non se lo merita. La persona superba ha un comportamento camaleontico, modifica continuamente i suoi atteggiamenti e la sua dialettica a seconda di chi ha di fronte allo scopo di ottenere consenso, considerazione. E’ anche fortemente convinta di sapere che cosa è bene per gli altri. La superbia ricade nell’abuso del sesso di secondo livello di cui abbiamo parlato poco fa; l’interesse sessuale come garanzia di approvazione: non ho nessuna intenzione di far l’amore con te ma voglio avere la certezza che tu lo desideri. Questo continuo trasformarsi porta ad una tale frammentazione che spesso si perde ogni contatto con la propria individualità; la famosa villa senza padrone dove la servitù fa quello che gli pare, come era solito spiegarla Gurdjieff.

Invidia: nella tradizione esoterica l’invidia è definita come l’incapacità di scegliere con la propria testa. In pratica, chi soffre di invidia, prima di fare qualsiasi scelta guarda che cosa hanno già scelto gli altri. Vive in un circolo vizioso terribile in quanto cerca l’originalità seguendo la moda, senza rendersi conto che così va ad uniformarsi ancora di più al gregge. E’ il preludio alla malinconia cronica che porta con sè la sensazione che manchi sempre qualcosa. Si diventa come falene che volano verso la luna attratte dalla sua luce ignorando che non riusciranno mai a raggiungerla. Ci si compra quel bel vestito perchè ce l’ha anche la vicina di casa, si compra quell’automobile perchè anche l’amico l’ha comprata. La sensazione che manchi sempre qualcosa porta a compensare i vuoti procurandosi emozioni forti; si è affascinati dagli eventi catastrofici, la cronaca nera, le vicende di sesso, gelosia e passione. E’ sicuramente lo schema più diffuso nella nostra società. Infatti i notiziari sono strutturati per questo tipo di pubblico.

Avarizia: l’avaro è colui che si sottrae, che si risparmia, l’eremita, il maniaco della privacy. Quelle persone che quando sono in pubblico hanno al massimo due espressioni facciali. Vivono le esperienze con distacco e freddezza per poi godersi le emozioni quando sono soli con se stessi. Come i ruminanti che ingoiano l’erba e la rigurgitano per masticarla con calma quando non sono più al pascolo. L’avarizia si esprime riducendo tutto al minimo indispensabile allo scopo di risparmiare tempo, per essere sicuri di avere sempre un bel gruzzolo di ore a disposizione. Così facendo ci si nega ogni sorta di piacere o di svago. Tutto deve essere previsto in anticipo per evitare sprechi di tempo. Tutto viene incasellato e custodito in compartimenti stagni: ogni cosa nel suo cassetto e ogni cassetto a tempo debito.

Gola: la gola non ha niente a che vedere con la passione per il cibo. Per capire bene che cos’è la gola dobbiamo pensare a quelle persone che fanno un’infinità di cose senza portarle mai a termine, iniziano sempre nuove attività che abbandonano dopo breve tempo in una catena senza fine di progetti inconcludenti. Chi soffre di gola ha perso la capacità di capire cosa gli piace e cosa non gli piace, per cui è costretto ad assaggiare tutto, ma siccome le cose da assaggiare sono tantissime e il tempo è poco non riesce mai a gustarsi le cose fino in fondo. Rimane imprigionato nella superficialità, non riesce a fare scelte precise, a prendere impegni e mantenerli nel tempo. A volte, dopo innumerevoli assaggi, non riuscendo a trovare nulla in grado di fornirgli un sufficiente livello di eccitazione, smette completamente di assaggiare sconfinando nell’anoressia.

Lussuria: la lussuria è il bisogno compulsivo di esercitare il controllo su cose e persone, l’egotismo: sono l’unico che può farla giusta, o con me o contro di me, mangia o sarai mangiato. La lussuria si esprime con il conflitto, la gelosia, l’aggressività e la sessualità come manifestazioni di possesso e dominio. Questo porta alla pretesa di conoscere in anticipo le intenzioni degli altri come se si avesse la facoltà di leggere nel pensiero: il marito che fa la scenata di gelosia alla moglie convinto che lei lo tradisca quando in realtà lei è uscita solo per comprare la frutta.

Accidia: l’accidia è l’indifferenza verso la propria evoluzione, la paura del confronto con se stessi. Quindi avremo due tipi di accidiosi: quelli che non agiscono anche quando sarebbe il momento di farlo e quelli che paradossalmente si ammazzano di lavoro per conseguire esclusivamente risultati materiali. In entrambi i casi l’elemento di fondo è la paura di affrontare i propri demoni, di entrare in intimità con se stessi. L’accezione esoterica di accidia è molto particolare. L’accidia è infatti un po’ un sunto di tutti gli altri sei ostacoli che ci impediscono di agire nel nostro interesse obbligandoci ad agire nell’interesse di chi ci ha ridotto e continua a ridurci in schiavitù.

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