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Lettura akashica dell’11/03/2022: cercare fino a trovare l’anima universale

Prima di entrare nel vivo della lettura dei registri akashici di oggi voglio segnalarvi un libro che si intitola “Le grandi chiavi di Gesù”. L’autore è Olivier Manitara, un maestro esseno. Ritengo che sia un libro molto interessante soprattutto per tutti coloro che si sentono attratti dalla tradizione essena e dalla figura di Gesù nella sua veste esoterica. Un Gesù quindi molto diverso da come ce lo propone la chiesa cattolica.

E ho utilizzato proprio questo libro per effettuare la lettura di oggi. Ho aperto una pagina a caso e ho preso una frase che mi è saltata subito agli occhi. La frase dice così: “Cercare fino a trovare l’anima universale”.

Ovviamente non vi parlerò del contenuto del libro in relazione a questa frase ma vi dirò come essa risuona questa all’interno della canalizzazione che sto effettuando in questo momento.

Il contrario di credere

La prima informazione che mi arriva con una certa intensità, quasi come una martellata sulla testa leggendo questa frase, è che cercare, da un punto di vista spirituale, è esattamente il contrario di credere.

Credere, lo abbiamo già visto in altri video, è un atto che blocca la nostra evoluzione. Perché? Cosa significa credere? Significa accettare un concetto senza verificarlo o, semplicemente, senza nemmeno prenderci la fatica di fare un’esperienza personale di quel concetto. Credere è un po’ come collocarsi in un area di confort: un’azione di comodo. “Quella persona mi ha detto quella tal cosa che risuona bene nelle mie corde. E ci credo. Non la verifico nemmeno. Mi fido.

Questo è un atteggiamento molto pericoloso nella ricerca e nel percorso di risveglio spirituale, perché arresta la nostra evoluzione. Arresta la nostra ascensione. Il contrario di credere è proprio cercare. Cercare è un’azione attiva che può essere anche spinta dal dubbio, dall’intento di voler fare un’esperienza personale delle profondità dell’anima, dell’anima universale, come ci racconta la frase di questo libro.

Uscire dall’area di confort

Cercare è un atto dinamico che ci proietta fuori dalla nostra area di confort. Rimanere all’interno dell’area di confort ci consente certamente di evitare le valli di lacrime ma, di contro, ci impedisce di gustare le vette dell’estasi. Ecco perché il cercare, nel processo di risveglio spirituale, è importantissimo.

Non so se vi è mai capitato di cercare un oggetto che avevate perduto. Avete provato a guardare in tutti i cassetti, in tutte le tasche, in tutte le borse ma non l’avete trovato. Perché probabilmente lo avete cercato nei posti più alti nei posti più ovvi in cui pensavate di trovarlo. Ma poi, dopo qualche giorno, quando magari avevate perso ogni speranza e avete smesso di cercarlo, vi è caduto sui piedi. Ed è caduto magari da un posto in cui nemmeno immaginavate che quell’oggetto poteva trovarsi.

Non cercare solo nella luce

Quello che ci suggerisce l’akasha oggi è che l’anima universale non la si trova solo cercando nella luce, nella gioia o nella beatitudine. Ma la si trova anche cercando nelle profondità del dolore. Cercare l’anima universale solo esplorando la luce è come voler conoscere il nostro pianeta soltanto esplorando le cime le cime innevate e le catene montuose. Ma nel nostro pianeta ci sono anche le valli, ci sono i laghi, gli oceani, le fosse oceaniche, ci sono i grandi abissi.

Se vogliamo veramente conoscere il pianeta terra dobbiamo esplorare tutto: le cime, le catene montuose, le pianure, le valli, i deserti, i fiumi, i laghi, i mari, gli oceani e anche gli abissi. E questo è quello che ci chiede spesso l’anima.

Esplorare quel dolore

Ora mi rivolgo prevalentemente alle fiamme gemelle in fase di separazione. Durante questa fase spesso si vive quel dolore, quell’agonia, quel senso di incompletezza e di separazione che sembra quasi un macigno sullo stomaco, un nodo in gola o un malessere diffuso. Ognuno chiaramente lo sente in maniera soggettiva. L’anima ci invita, attraverso questa esperienza, a non evitare quel dolore, quell’agonia ma ad esplorarla, ad immergersi in quel dolore senza giudicarlo, senza etichettarlo, senza voler necessariamente dargli una spiegazione o una definizione.

Esplorando quel dolore possiamo anche coglierne le sfumature, notare come quel dolore ha un andamento preciso: degli alti e dei bassi, ogni tanto ha delle pause. Mentre lo osserviamo e lo esploriamo, questo dolore può portarci a procedere in avanti con una certa rapidità nel processo di risveglio.

Il dolore è come un buco nero che…

Non so se avete mai visto uno di quei documentari di astrofisica dove si parla dei buchi neri. I buchi neri sono delle distorsioni gravitazionali provocate da stelle morte, dove la gravità è talmente potente che curva lo spazio. E si ipotizza che se noi potessimo attraversare un buco nero, in pochi secondi sbucheremmo in una regione dello spazio distante anche anni luce. Quindi potremmo magari percorrere centinaia, migliaia di anni luce in pochi secondi, semplicemente attraversando il buco nero.

E il dolore esistenziale, nello specifico il dolore provocato dalla separazione dalla propria fiamma gemella, può essere paragonato al buco nero. Esplorando quel dolore, attraversandolo senza cercare di evitarlo, senza cercare di resistergli, lasciandolo fluire in noi: entrando in quel dolore possiamo veramente percorrere anni luce verso l’ascensione, l’evoluzione e la crescita interiore.

Dobbiamo farcene una ragione: se vogliamo sperimentare l’estasi dobbiamo anche esplorare l’agonia, il dolore. Sempre rimanendo in tema di Gesù; tutti quanti, più o meno, sappiamo che Gesù, prima di ascendere al paradiso è sceso nell’inferno. Si è calato nell’inferno. Ma questa possiamo considerarla una semplice metafora che vuole invitarci proprio ad assimilare e a comprendere questo concetto: che non possiamo ascendere alle vette dell’estasi e della beatitudine senza scendere anche nelle profondità dell’inferno. In questo caso si tratta del nostro inferno interiore, delle nostre ferite, debolezze, dei nostri conflitti, dei nostri demoni interiori e così via.

Una passeggiata per avvicinarsi alla natura divina

Per cui mi piacerebbe invitare tutti quanti, me compreso, in questo fine settimana, a non fare nulla per evitare quel dolore. A non fare nulla per evitare il proprio dolore, la propria agonia emozionale ma affrontarla, immergersi all’interno di essa, attraversarla, gustarla, magari uscendo di casa facendo una passeggiata.

Se qualcuno ha anche un amico a quattro zampe può farsi accompagnare e affrontare quel dolore: osservarlo studiarlo esplorarlo, vederlo come un buco nero che, attraversandolo, ci può far avanzare di anni luce sul nostro percorso di crescita spirituale. E ci può avvicinare di tanti anni luce nell’impersonare la nostra vera natura, cioè una natura divina. Avvicinandoci all’anima universale.

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