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Invece di inseguire la felicità, cerca nell’oscurità e trascendila

Trascendere il dolore
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Non è la felicità la soluzione ai tuoi problemi; ma la trascendenza del dolore.

Il tuo dolore, la tua oscurità, le tue più grandi paure e ombre sono le porte verso la tua illuminazione. Sono i “reagenti” di base per avviare l’autentico processo di “Solve et Coagula” dell’alchimia spirituale.

All’interno delle ragnatele, della polvere, della sporcizia, dei confini umidi e rancidi del tuo dolore più profondo, c’è la chiave di tutto ciò che stai cercando.

Ma la maggior parte di noi non capisce che l’unico modo per aggirare il dolore è attraverso il dolore. Il nostro condizionamento secolare ci sussurra all’orecchio che la felicità può essere trovata quando miglioriamo quella parte di noi stessi, quando cambiamo quella persona, ci trasferiamo in quella città, otteniamo quel lavoro, raggiungiamo questa età, otteniamo quella promozione … e così via, all’infinito.

La cosa potrà sorprenderti, ma più del 70% dei miei clienti sono persone insospettabili che, quando mi contattano per i percorsi di alchimia spirituale, esordiscono quasi sempre con una frase tipo questa: “Ho tutto, soldi, lavoro, amore, famiglia ma mi sento tremendamente vuoto e infelice…”

Il grande paradosso

C’è una certa componente di dipendenza nel gioco della felicità. C’è sempre un nuovo brivido da perseguire, un nuovo dramma da recitare, un nuovo obiettivo da conseguire. Molto semplicemente, la ricerca della felicità ti dà qualcosa da fare, quindi ti fa sentire che stai trascorrendo il tuo tempo in modo significativo.

In effetti, gran parte del nostro comportamento è guidato dall’inseguimento della felicità. Inseguiamo la relazione “ideale” perché riteniamo che ci completerà. Desideriamo posti di lavoro più pagati e più denaro perché crediamo che ciò porterà più conforto e sicurezza nella nostra vita. Nei paesi ricchi, compriamo cose di cui non abbiamo bisogno e che crediamo possano renderci felici. Bramiamo la perfezione in tutto, pur sapendo che non esiste.

Ma una volta raggiunto ciò che stavamo inseguendo, cosa succede? Per quanto tempo restiamo felici? A volte ci sentiamo felici per una settimana, un mese o anche un solo momento. Ma poi la sensazione passa, e siamo di nuovo sul tapis roulant, correndo freneticamente per la prossima “fonte” di felicità.

E la cosa triste è che spesso lo facciamo in maniera totalmente inconscia e impulsiva.

Sì, la ricerca della felicità è la forma di dipendenza più comune e patologica che tutti condividiamo in questi giorni e, a dirla tutta, dall’inizio della razza umana.

La cura per il dolore è nel dolore

Il dolore più grande con cui ho lottato fatica non è stata la rabbia o la tristezza, ma la paura. Ho tentato di abbassarlo a vari fattori sociali, ereditari, neurologici, ormonali e psicologici. Ma il fatto è che era sempre lì. E ho cercato di scappare per tutta la mia vita, sempre su base giornaliera.

Da quanto ricordo, c’è stata paura nella mia vita. Paura di Dio, paura dei miei genitori, paura dei miei insegnanti, paura delle altre persone e, infine, paura di me stesso.

Ho letto tonnellate di libri sull’auto-aiuto. Questi fiumi di parole proferite da sedicenti maestri e guru hanno aiutato per un breve periodo a gestire i sintomi della paura. Ma, al contempo, mi hanno sempre dato la sensazione di essere soltanto modi superficiali per evitare, minimizzare o controllare ciò che stavo provando.

Alla fine, ho scoperto che non importa quanto fuggi via dal dolore o fingi che non esista, freme sempre vicino ai tuoi piedi come un’ombra.

E in questo, ho imparato qualcosa di importante che vorrei che tutte le persone sulla terra potessero scoprire:

la cura per il dolore è nel dolore e nelle procedure PRATICHE per trascenderlo. Le parole dei saggi sono importanti e utili, questo sì! Ma senza l’impegno e le tecniche pratiche sarai sempre sulla cosiddetta “ruota del criceto”.

Cosa significa questo?

Come sottolineava spesso Gurdjeff, il dolore offre la vera via di guarigione. Il tuo dolore è un messaggero, un segno e un’opportunità per tornare di nuovo alla Totalità.

Il dolore è essenzialmente uno schiaffo sul viso che grida “Ehi! Svegliati! Stai resistendo, ti stai aggrappando a illusioni”.

Quindi cosa possiamo fare quando finalmente ci svegliamo?

Come superare la sofferenza emotiva e psicologica cronica

Quando parlo di superare la sofferenza emotiva e psicologica cronica, non sto parlando di una cura rapida, una bacchetta magica che faccia sparire il tuo dolore in un battito di ciglia. Mi dispiace. Un metodo simile semplicemente non esiste.

Quello che posso condividere con te è una serie di strumenti che non cercano di evitare, minimizzare o controllare ciò che senti. Ma invece ti consentono di incontrare la tua sofferenza, trarne degli insegnamenti, assorbirne la forza per poi trascenderla.

Quello di cui sto parlando è qualcosa chiamato consapevolezza. E da quello che ho sperimentato, questo è l’unico strumento che conosco che può aiutarti a incontrare e superare il dolore momento per momento.

La consapevolezza è lo strumento di lavoro interiore più potente con cui ho operato, perché ti aiuta ad accedere direttamente alla tua Natura superiore interiore. Ciò che chiamo Natura Superiore, è in realtà solo un termine di fantasia per lo spazio dentro di te che è aperto, infinito, impersonale e incondizionatamente amorevole – e tutti possediamo questo spazio immensamente pacifico.

Ecco alcuni passaggi per aiutarti a superare la sofferenza cronica:

1. Sii disposto ad affrontare la tua “Oscurità”

Per superare qualsiasi sofferenza cronica che stai vivendo, devi davvero essere disposto a cercare la tua oscurità. Devi essere disposto ad affrontare ciò che per anni non hai mai affrontato, o hai evitato dentro di te.

La tua oscurità potrebbe essere, fisicamente parlando, delle dimensioni di una briciola che occasionalmente pulsa nel tuo petto. Oppure la tua oscurità potrebbe essere come un abisso profondo che apparentemente non ha fine. L’oscurità dentro di noi varia sempre da persona a persona ed è stata creato dalle nostre ferite ereditate e precoci, nonché da schemi e credenze appresi.

2. Impara a prendere coscienza dei fattori scatenanti e del dolore che si presentano

Questo punto può essere difficile e richiede pratica. Spesso, tendiamo a rimanere bloccati nell’abitudine di reagire immediatamente a qualsiasi dolore si presenti dentro di noi. Diventiamo come robot che attivano automaticamente la modalità di “autoprotezione”. Ci proteggiamo ritirandoci, reprimendoli, narcotizzandoci con farmaci, evitando o arrabbiandoci e difendendoci.

Diventare consapevoli dei fattori scatenanti e del dolore, quando si presenta, richiede l’uso delle tecniche pratiche. Puoi anche prendere coscienza del tuo spazio interno attraverso la pratica regolare della consapevolezza. In effetti, la consapevolezza e la meditazione si uniscono senza soluzione di continuità, e raccomando entrambi.

Per esercitare questa abilità, dovrai impegnarti ogni giorno. Permettimi di darti una garanzia, il tempo che investirai in questo impegno ne varrà veramente la pena.

3. Quando sorge il dolore, lascialo fluire e osservalo nella consapevolezza

La tendenza ad evitare o reprimere il dolore è qualcosa di profondamente cablato in noi, da sempre. Quello che ti sto chiedendo di fare qui può sembrare fondamentalmente contro-intuitivo. Ma ti sfido a farlo e vedere se non fa differenza nella tua vita.

La parte più importante della consapevolezza del dolore è il non giudizio. Quando inizi a giudicare i tuoi sentimenti e a giudicare te stesso, crei ulteriore attrito e tensione all’interno della tua mente e del tuo corpo. Ovviamente, questo non porta a nessuna forma di risoluzione – solo più dolore!

Il non giudizio deriva naturalmente dalla pratica della consapevolezza e delle tecniche dinamiche di alchimia spirituale; non è qualcosa che devi “fare” tanto quanto qualcosa che devi “permettere”. Ha senso?

Ecco un esempio di come osservare il dolore nella consapevolezza e affrontarlo:

Stai percorrendo un sentiero, ed è notte. Mentre sei sotto le stelle, inizi a sentire la paura insinuarsi nel tuo corpo. Il rumore di un ramoscello scricchiolante ti fa sussultare e i pensieri di rapitori e assassini iniziano a turbinare nel tuo cervello. Immediatamente, diventi consapevole di questi pensieri e delle sensazioni nel tuo corpo. Invece di combatterli o di drammatizzarli, permetti semplicemente loro di essere lì e di fluire. Invece di chiuderti, apriti alla paura e scopri che una volta che è completamente testimoniata dalla consapevolezza, si dissipa rapidamente.

Ecco un altro esempio:

Un tuo parente ti ha appena detto qualcosa di irritante. Riconosci immediatamente la sensazione di bruciore al petto e pensieri rabbiosi sorgono nella tua mente. Fai un respiro profondo, osserva i sentimenti e i pensieri che ti attraversano e poi consenti loro di defluire al cospetto della tua consapevolezza non giudicante.

4. Comprendi che pensieri e sentimenti non rappresentano “te”

La maggior parte delle persone tende ad avere un tacito presupposto che noi siamo i nostri pensieri e sentimenti. Einstein la definì un’illusione ottica della coscienza. Cercare la tua oscurità e far sorgere il tuo dolore significa riconoscere che tutti i pensieri e i sentimenti sono transitori. Tutti i tuoi pensieri e sentimenti non rappresentano te, ma sono picchi spontanei di energia. Se potessi davvero controllare i tuoi pensieri e sentimenti, non sceglieresti sempre di essere felice e amorevole?

Il fatto è che non possiamo controllare i pensieri nelle nostre teste. Vedere la natura totalmente impersonale di pensieri e sentimenti ci aiuta a diventare testimoni piuttosto che burattini dei nostri paesaggi interiori. Capire che non hai alcun controllo sui pensieri non significa vivere nella negazione, ma assumersi la responsabilità della propria felicità imparando a creare più spazio interiore. Questo spazio interiore ti rivelerà la tua vera natura Divina che risplende oltre il pensiero e la forma.

***

Cerca la tua oscurità e scoprirai di nuovo la tua Luce. Cerca la tua oscurità, permettile e mantienila consapevole, e vedrai che il dolore non è il problema, resistere e reagire ad esso, lo è.

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