Ricevo spesso messaggi in cui mi viene chiesto perché sono così severo. Perché la mia voce sembra così implacabile, così spietata nel parlare degli innumerevoli percorsi spirituali, dei guru improvvisati, e di quel diluvio di “luce e amore” che inonda il web.
Molti mi accusano di essere disincantato. Ti assicuro: non è disincanto. È conoscenza. È la fredda consapevolezza che sotto la seta della spiritualità New Age si nascondono insidie così reali, così antiche e così feroci che la maggior parte delle persone non riesce nemmeno a concepirle.
Voglio condividere oggi la storia più inquietante della mia giovinezza. Una storia che ha ridisegnato i miei confini tra il sacro e il profano, tra il potere e la dannazione. Una storia che spiega perché non scherzo mai con il vero lavoro interiore.
La disavventura nel deserto dell’Anima
Avevo circa 25 anni. Ero in un ritiro Sufi. Mesi di lavoro interiore e meditazioni avevano forgiato in me un equilibrio e una consapevolezza mai sentiti prima. Mi sentivo forte, saldo, un eletto.
Una sera, il Maestro che dirigeva il ritiro mi prese in disparte. Il suo sguardo, solitamente sereno, aveva un velo d’ombra. Mi disse, con parole che allora presi con l’ingenuità di un bambino, che da lì a pochi giorni avrei sperimentato un fenomeno mistico. Un potere psichico si sarebbe manifestato. E che questo potere sarebbe stato il mio test finale. Per superarlo, avrei dovuto umilmente distaccarmene, rispedire al mittente quel dono gradito ma potenzialmente dannoso.
Purtroppo, la mia giovinezza era intrisa di un orgoglio spirituale sottile. Non presi sul serio l’avvertimento. Anzi, non vedevo l’ora di sperimentare quel “potere”.
L’occasione arrivò un pomeriggio. Ero solo nella mia stanza e percepii che i miei pensieri erano diventati stranamente densi. Non saprei come descriverlo, ma la mente non era più un’aria sottile; era un materiale plastico, palpabile. E con quello strano “materiale”, provai. Cominciai a muovere piccoli oggetti senza toccarli. Una pallina di carta iniziò a rotolare. Lo stupore si fuse subito con un’eccitazione vertiginosa.
Era faticoso. Ma ogni piccolo spostamento di quella pallina era un gigantesco amplificatore per il mio Ego. Ero speciale. Ero diverso. Ero un eletto. Non mi stavo rendendo conto che stavo aprendo una porta. E stavo suonando un campanello.
La scarica elettrica della Salvezza
La festa del mio Ego durò pochi, brevissimi minuti.
All’improvviso, senza bussare, quattro colossi che collaboravano col Maestro, piombarono nella stanza. Entrarono come delle furie scatenate. Mi afferrarono di peso e iniziarono a massacrarmi di botte. Calci, spintoni, pugni. Un pestaggio barbaro, senza un perché apparente.
In quel turbine di violenza, l’unica cosa che si accese fu un’intuizione fredda e tagliente: quella barbarie era la risposta al mio coinvolgimento egoico con quel potere appena manifestato.
Ma mentre i colpi piovevano, mi assalì un secondo, più inquietante interrogativo: Perché in quattro? Non sono mai stato un atleta, sarebbe bastato un solo aggressore per mettermi KO. Ma la risposta mi arrivò con un’ondata di gelo: in quel momento, le mie forze fisiche sembravano decuplicate. Il mio corpo si muoveva da solo, con una veemenza selvaggia, cercando di contrastare quei quattro marcantoni.
Ero pilotato da un’energia misteriosa, brutale, che non aveva niente di buono e nulla di amichevole.
Capii: quei quattro non stavano combattendo me. Stavano combattendo l’entità che in quel momento stava cercando di “cannibalizzarmi”, di impossessarsi del varco che il mio Ego aveva aperto.
Quando il pestaggio finì, rimasi riverso sul pavimento, mezzo tramortito. Ma il mio corpo non avvertiva dolore. Al contrario, mi sentivo come galleggiare su una nuvola, in uno stato alterato di coscienza, un’anestesia mistica.
I quattro colossi, in piedi sopra di me, mi guardavano terrorizzati, ansimanti. Non mi guardavano come un nemico sconfitto, ma come una bomba a orologeria appena disinnescata, e non erano sicuri che il timer non ripartisse.
Con l’insolenza tipica della mia giovane età, riuscii a borbottare: “Ma anche Gesù usava questi poteri, perché io non posso?” Mi sbraitarono in faccia una serie di frasi di cui non ricordo le testuali parole ma il cui succo era “Vuoi un’altra scarica per caso?”
L’unico che non urlò fu il Maestro. Entrò, mi guardò con un sorriso compiaciuto che non aveva nulla di benevolo, si accertò che non avessi fratture e fece cenno agli altri quattro di uscire tranquillamente. Anche lui mi lasciò lì steso, solo con la mia Verità che si depositava e la stanza completamente a soqquadro.
La Verità sull’ombra e il prezzo del potere
Il giorno dopo, il Maestro mi aiutò a far luce sull’inquietante esperienza. Mi spiegò la legge fondamentale che molti ignorano: il manifestarsi dei poteri psichici ha il compito primario di testare la nostra evoluzione.
Quando tali poteri vengono accolti come donazioni per nutrire l’Ego, sentendosi degli eletti o superiori, non attirano la Luce. Attirano l’Ombra. Aprono un varco diretto a entità a bassa energia, a potenze arimaniche che non sono affatto benevole. La tua forza viene usata come un’esca, e la tua coscienza come un porto.
Ricorda gli insegnamenti di tutte le vere Tradizioni:
- L’Albero della Vita: Non puoi saltare i Sephiroth (livelli). Chi cerca Kether (la Corona) senza aver solidificato Malkuth (il Regno), si apre al Qlippoth (le bucce, le controparti oscure).
- La Via del Tao: Il potere che non è bilanciato dal Vuoto è destinato a distruggere chi lo brandisce.
- Gli Scritti Gnostici: Ci mettono in guardia contro le siddhi (poteri psichici) che sono spesso esche degli Arconti per deviare l’Anima dal suo vero cammino.
La spiritualità, non è un sinonimo di luce e amore. È una guerra spietata per la coscienza. È un campo di battaglia dove la disattenzione, l’ingenuità e, soprattutto, l’orgoglio spirituale sono le esche più usate per farci cadere. Molte cose nel percorso di realizzazione non sono affatto come sembrano: il dolore è spesso guarigione, e la violenza, in quel caso, è stata l’atto più compassionevole di cui avevo bisogno per non essere cannibalizzato.
La vera spiritualità non rende gentili; rende invulnerabili.
Il gioco dei varchi aperti. Il vero Pericolo.
Ti ho raccontato questa storia non per spaventarti, ma per illuminarti. Racconto questa storia perché ogni volta che vedo proliferare percorsi superficiali sul web, sento l’odore di quei varchi aperti. E l’odore è sempre lo stesso: Ego.
Quella notte, mi sono salvato per il rotto della cuffia da un destino inquietante. E la cicatrice più profonda non fu fisica, ma spirituale: la consapevolezza del prezzo del potere e della velocità con cui l’Ombra può trasformare il tuo orgoglio in un invito a cena.
La domanda non è: sei abbastanza spirituale? La domanda è: sei abbastanza umile?
La prossima volta che cerchi il “potere”, “rivelazioni” rapide o soluzioni facili, ricorda questa storia. Ricorda la rapidità con cui il tuo Ego può aprire la porta del tuo mondo interiore a forze che non lavorano certo per il tuo bene.
E ora, l’ultima domanda, quella cruciale:
In questo momento, cosa sta bussando alla tua porta? E lo stai invitando a entrare per compiacere il tuo Ego o per servire la tua Anima?



