Il primo passo per comprendere l’ipnosi

Per capire a fondo l’ipnosi dobbiamo assolutamente prendere consapevolezza del ruolo che ha svolto nella storia e gli equivoci a cui è andata incontro.

Molte sciocchezze sull’ipnosi infatti permangono ancora oggi. Ecco perché questo articolo si propone di fare, una volta per tutte, chiarezza su questa facoltà dell’essere umano raccontandone brevemente la storia nei millenni.

Chi ha inventato l’ipnosi?

La cosa potrebbe sorprenderti ma… L’ipnosi non l’ha inventata nessuno! E’ nata con l’uomo. E’ una funzione naturale della mente umana esattamente come il pensiero, il linguaggio, la creatività ecc.

Fin dai tempi più remoti, ci si era accorti che alcune persone avevano la capacità di entrare in uno stato di coscienza particolare. Una condizione in cui sembravano addormentate ma non lo erano.

Anzi, in questo stato di coscienza che verrà poi definito “trance”, la persona non solo era in grado di interagire con altri, ma poteva accedere a dimensioni e conoscenze superiori, avere intuizioni straordinarie, raggiungere la chiaroudenza o la chiaroveggenza; dare luogo a fenomenologie anche impressionanti come l’iperestesia, l’ipermnesia, l’anestesia, la catalessi ecc.

E’ curioso notare come, nell’antichità, la trance era considerata una condizione di risveglio e di estrema presenza a se stessi. Niente a che vedere con addormentamento o perdita di coscienza, volontà o altro.

Si scoprì che i soggetti dotati di questa abilità, possono entrare in trance autonomamente oppure con l’aiuto di un qualsiasi rituale o con la guida di un’altra persona.

Anticamente questi soggetti venivano considerati degli sciamani, dei semidei. Tutt’altro che “sfigati suggestionabili” come accade sciaguratamente oggi a causa di ignoranza e disinformazione.

L’ipnosi nell’antico Egitto

Troviamo riferimenti a tecniche di autoipnosi nell’incisione di una stele egiziana del Re Ramsete XII (circa tremila anni fa), usando una lampada accesa.

Al British Museum nel “Papiro Gnostico” vi sono accuratissime descrizioni di tecniche ipnotiche. L’accesso ai contenuti e alle risorse dell’inconscio ha sempre avuto grande importanza nella cultura dei popoli del Nilo.

Lo scienziato Imhotep, vissuto durante la III Dinastia, faceva ampio uso dell’ipnosi come forma di terapia.

Nei  riti religiosi i messaggi divini erano ispirati dalla trance e usati per motivi augurali e d’auspicio.

Sempre agli Egizi si deve l’utilizzo dello sguardo come mezzo per facilitare l’ingresso in ipnosi.

L’ipnosi nelle antiche culture orientali

Pochissime persone sanno che l’ipnosi, nelle tradizioni esoteriche e spirituali dell’India, era accostata alla pratica della meditazione.

In particolare veniva utilizzata per consentire l’accesso a memorie di presunte precedenti. Tale tecnica era definita “Jati-Smaram”.

Anche i popoli della Valle dell’Indo si resero rapidamente conto degli effetti benefici di un opportuno rilassamento della mente razionale.

Possiamo facilmente notare, infatti, come tutte le tecniche dello Yoga (e non solo) hanno come obiettivo il rilassamento e l’arresto della mente logica. Tale rilassamento è indispensabile per poter accedere a intuizioni di natura spirituale.

Grecia e Roma

L’ipnotismo fu usato anche  in Grecia per fini religiosi e nei culti misterici. I sacerdoti nel tempio guidavano in trance soggetti dotati di elevata abilità ipnotica per avere da essi risposte fornite dagli dei.

L’ipnotista più illustre dell’epoca fu Apollonio di Tiana: abile meditatore, completamente distaccato dalle cose del mondo, vissuto fra il I e il II secolo d.C.

Fu una figura enigmatica di mago e filosofo neo-pitagorico, educato in Tarso, ritiratosi poi ad Egea nel tempio di Asclepio che ben presto, per opera sua, si trasforma in un liceo e in un’accademia.

Tornato a Tiana abbraccia definitivamente il pitagorismo, trascorrendo cinque anni nel silenzio e nella meditazione in Panfilia e in Cilicia.

Inizia quindi i suoi viaggi che hanno un doppio scopo: progredire nella sapienza e aiutare chi soffre. Incomincia da Antiochia; poi visita Babilonia e l’India, dove, presso quelle culture, compie la guarigione miracolosa di un paralitico e di un cieco con passi magnetici e, fissando negli occhi i malati, li invita a sedersi e a lasciarsi andare in un profondo rilassamento, ottenendo risultati strabilianti.

Questo pittoresco personaggio, la cui voce e sguardo affascinava la folla, si reca quindi a Roma.

Qui, una fanciulla morta (o tale solo apparentemente) è da lui restituita alla vita.

Trionfa sulle difficoltà creategli da Tigellino e da Nerone, finché l’editto di quest’ultimo, che espelle dalla città i maghi ed i filosofi, lo costringe a partire.

Visita allora la Spagna, l’Africa e la Sicilia.

Ritorna in Italia e Domiziano è talmente intimorito dalla sua persona che vorrebbe farlo imprigionare. A Efeso ha la visione della morte di Domiziano e l’annuncia. Muore sotto l’imperatore Nerva poche ore dopo aver effettuato una terapia su un malato.

Il Medioevo

Durante tutto il Medioevo l’ipnosi, come tante altre cose, venne dimenticata.

Tale oblio si deve in larga misura all’intervento della Chiesa che lo proibì per un motivo che vedremo in un articolo successivo.

Alcuni resoconti riferiscono che molte donne venivano accusate di stregoneria, e perciò bruciate sul rogo, a causa della loro pratica di “tagliare la pancia” delle donne durante un travaglio difficile, per aiutare il bambino ad uscire dal grembo.

Veniva detto che le madri non sentivano quasi nessun dolore durante tale “operazione”, che i bambini nascevano bene e che le levatrici usavano solo erbe ed olii mentre pronunciavano alcune cantilene confortanti e calmanti.

Questa pratica è una delle più antiche testimonianze conosciute di ciò che oggi viene definito parto cesareo con l’aiuto dell’ipnosi.

Franz Mesmer e l’inizio degli equivoci sull’ipnosi

L’attenzione verso l’ipnotismo, dopo la fase di transizione del Medioevo, si risveglia verso la fine del 1700 con Franz Mesmer e con la teoria del cosiddetto “Magnetismo animale”.

Mesmer nacque ad Iznang sul lago di Costanza il 23 maggio del 1734 e morì a Meersburg il 5 marzo del 1815.

Si laureò in filosofia e teologia a Jngolstadt e in medicina a Vienna (1766).

Nella sua tesi di laurea in medicina sostenne l’influenza fisiologica dei pianeti e l’esistenza di un “fluido” sottile esistente nell’universo. Una cura con calamite, portata a buon termine dal gesuita astronomo M. Hell, destò in lui la persuasione che tale “fluido” si identificasse con la forza magnetica.

Più tardi nel 1775, si convinse che l’energia guaritrice proveniva dallo stesso organismo umano  e non dalle calamite.

Questo suo mutamento d’indirizzo gli attirò lo sdegno della facoltà di medicina e delle autorità sia civili che ecclesiastiche, prima favorevoli al suo sistema metallo-terapeutico.

Egli fu infine costretto, nel 1777, ad abbandonare l’Austria e nel 1778 si recò a Parigi dove ebbe i favori di Maria Antonietta.

Le sue guarigioni avevano del prodigioso: applicava dapprima bacchette di ferro magnetizzate ai pazienti. Poi con le mani effettuava dei passi longitudinali ,o trasversali, secondo i casi. Questi risultati lo resero uno degli uomini più famosi e ricchi del suo tempo.

Il magnetismo animale fu poi combattuto e proscritto dalla scienza ufficiale e vediamo come Mesmer, a torto, sia stato considerato il fondatore dell’ipnotismo, credendo che gli effetti ipnotici fossero causati dal magnetismo animale, una forza considerata analoga al magnetismo fisico.

Egli induceva crisi acute con grida e convulsioni, convinto che una malattia per guarire dovesse superare il suo culmine.

Guarì un caso di palese cecità isterica ed effettuò l’asportazione di un cancro mammario in anestesia magnetica.

Pur nell’errore seppe anticipare le ricerche dei secoli XIX e XX sull’ipnosi, sul medianismo, su tutta l’attività marginale e paranormale della psiche umana.

Mesmer fu il primo a creare l’equivoco “trance = sonno”.

La tecnica di Mesmer (peraltro validissima) consisteva in una serie di procedimenti detti “passi magnetici”. Questi avevano l’aspetto di un vero e proprio rituale che facilitava l’ingresso in trance dei pazienti dotati di elevata abilità ipnotica.

Molti dei suoi pazienti, durante il rituale, si lasciavano andare a un rilassamento talmente profondo da sembrare addormentati. E’ qui che Mesmer cadde in errore definendo tale stato come “sonno magnetico”.

Oggi la scienza moderna ha appurato che non è il fantomatico “fluido magnetico” a facilitare la trance ma il rituale. Rituale che Mesmer conduceva con grande maestria ed effetto scenico.

Il “periodo buio” dell’ipnosi

Il medico inglese James Braid (1785-1860), smentì correttamente la teoria di Mesmer del “fluido” magnetico comprendendo che erano i gesti rituali a rilassare la mente logica e favorire la trance.

Ma anche Braid si fece ingannare dalle apparenze e scambiò lo stato di trance per una specie di sonno. Coniò quindi il termine ipnosi (dal greco hypnos che significa appunto sonno).

Questa sua infelice trovata ufficializzò l’equivoco del suo predecessore. Un equivoco che sopravvive ancora oggi e che porta molte persone, non correttamente informate, a credere che l’ipnosi consista in sonno o perdita di coscienza.

Ciononostante Braid riscoprì una cosa già nota nell’antichità. E cioè che l’intensità della trance varia da soggetto a soggetto; e che solo il 30% circa delle persone è in grado di entrare in una trance sufficientemente profonda da sviluppare fenomenologie eclatanti.

Braid si accorse infatti che il successo dei suoi esperimenti era totale solo con i soggetti che possedevano grandi facoltà di attenzione.

L’effetto era identico a quello creato dai gesti e dallo sguardo dei magnetizzatori stile Mesmer: presentava perciò tutte le gradazioni, dal più leggero rilassamento alla catalessi caratterizzata da anestesia totale o iperestesia.

Un altro brutto equivoco sull’ipnosi fu provocato dallo psichiatra francese Jean-Martin Charcot (1825-1893).

Charcot  fece degli studi molto brillanti sull’ipnosi giungendo a conclusioni tutt’oggi valide. Ma fece l’errore di condurre i test solo sui pazienti del suo reparto che erano, per la maggior parte, soggetti isterici.

Questa negligenza lo portò ad accostare l’ipnosi all’isteria. La svista di Charcot è una delle tante dimostrazioni di come spesso la scienza, troppo intenta a spaccare il capello in quattro, non si accorge degli errori più grossolani!

Parallelamente a questo “travaglio scientifico”, l’ipnosi cominciò a diventare anche una forma di spettacolo.

Nacquero così gli ipnotizzatori da palco. Il popolo ignorante, nel vedere quelle fenomenologie bizzarre, si convinse che l’ipnosi doveva essere una caratteristica delle persone fragili o suggestionabili.

Nacque così il secondo grande equivoco: “ipnosi = debolezza”.

Questa assurda credenza si radicò talmente a fondo nell’inconscio collettivo da permanere ancora oggi in parecchie persone.

Ochorowicz e l’uscita dal tunnel

Nel 1884 un professore della facoltà di medicina di Nancy, il dottor Bernheim, pubblicò un piccolo libro nel quale riprendeva le teorie elaborate al tempo del magnetismo animale.

Queste teorie spiegavano la trance con la potenza dell’idea.

Ma fu solo qualche anno dopo che lo scienziato polacco Ochorowicz coniò il termine “ideismo plastico” (approfondiremo questo concetto in un prossimo articolo).

Con la teoria dell’ideismo plastico (o ideoplastia), ampiamente convalidata anche dalle ricerche più recenti, l’ipnosi comincia faticosamente a uscire dal tunnel di equivoci, false valutazioni e confusioni di cui è stata vittima dalla fine del ‘700 fino agli inizi del ‘900.

Nella seconda metà sempre del ‘900, il grande ipnotista Milton Erickson, fece un grande lavoro di pulizia, togliendo all’ipnosi gran parte della crosta di superstizioni e incomprensioni.

Con Erickson  la teoria dell’ideismo plastico trova la sua conferma definitiva.

Oggi l’ipnosi, grazie al paziente lavoro d’informazione e divulgazione da parte di numerose scuole, tra cui anche la nostra, sta finalmente tornando sul trono di regina incontrastata dei poteri della mente!

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