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I livelli dell’Essere e le basi del cambiamento

A ciascun essere umano capita, prima o poi, di attraversare uno o più momenti della vita in cui affiorano domande cruciali: Chi sono veramente io? Da dove vengo? Dove sto andando? Qual è lo scopo della mia vita? Perché vivo?

Di fronte a questi interrogativi, una persona spiritualmente impreparata non solo non sa, ma nemmeno sa di non sapere!

L’aspetto più curioso di tutta questa faccenda è la situazione così strana e paradossale in cui gran parte dell’umanità si trova penosamente invischiata: siamo totalmente all’oscuro riguardo alle origini della nostra sofferenza, eppure continuiamo a vivere nell’arrogante convinzione di sapere tutto…

Prendi una persona cosiddetta razionale, uno di quegli individui che abitualmente si ergono a paladini della verità e della scienza, e portalo nel bel mezzo della foresta amazzonica. Lascialo lì, lontano da qualsiasi nicchia di civiltà, e osserva di nascosto tutto quello che accade.

Non ci sarà nemmeno bisogno di prendere appunti: anche se la persona cosiddetta intellettuale si crede sicura e invulnerabile, in fondo è terribilmente fragile. L’essere razionale è immerso in un bagnomaria di illusioni: proietta su di sé le qualità migliori, crede di poter raggiungere l’immortalità storica sviluppando le conoscenze acquisite alle scuole primarie, alle superiori, all’università, assorbendo le teorie dei pensatori che l’hanno preceduto, facendosi forza del prestigio della famiglia, ecc.

Nonostante tutti questi titoli di studio, cariche prestigiose e riconoscimenti sociali, sappiamo bene come un semplice mal di denti ci può gettare nello sconforto. E sappiamo tutti che, in fondo, continuiamo a vivere attraversati da una sottile vena di infelicità e tormentati da un senso di vuoto che sembra essere incolmabile.

È sufficiente consultare un qualsiasi libro di storia, compresi quelli politicamente di parte, per renderci conto che dalla preistoria ad oggi non è cambiato gran che a livello interiore, anzi, siamo decisamente peggiorati…

Il ventunesimo secolo, con tutta la sua tecnologia male impiegata, le sue grottesche vicende, la prostituzione intellettuale, il materialismo abietto mascherato da progresso e ricerca scientifica, la perversità dei mezzi d’informazione, l’abuso di sostanze, le perdite di libertà travestite da diritti acquisiti ecc., è lo specchio in cui dobbiamo guardarci.

Appare quindi chiaro che non vi è alcun motivo plausibile per riempirci di vanagloria riguardo ad una presunta condizione di sviluppo superiore che, secondo molti, dovremmo aver raggiunto.

Ed è altrettanto ingenuo credere che il progresso scientifico e tecnologico sia sinonimo di evoluzione. Quanti di noi sono ancora invischiati in questa trappola dell’ego!

In tutte le vicende più macabre della storia dell’umanità, ritroviamo sempre le stesse crudeli meschinità, guerre camuffate da missioni di pace, ambizioni e biechi interessi politici mascherati da iniziative umanitarie e così via…

Tuttavia, coloro che difendono a spada tratta tutta questa immaginaria civilizzazione acquisita, tentano ancora imperterriti di venderci l’idea che la guerra e la miseria siano soltanto un fatto secondario, un malaugurato incidente di percorso che non ha nulla a che fare con la tanto sbandierata modernità.

Ciò che realmente conta, al lato pratico, è il modo di essere di ciascun individuo: alcuni sono brilli, altri astemi; qualcuno è onesto, altri si fanno meno scrupoli. Nel calderone della vita troviamo un po’ di tutto…

Alla fine dei conti, ciò che siamo abituati a chiamare società, non è altro che la somma, la media ponderale degli individui. Ciò che ciascuno di noi è, si riflette nella società. E i governi che tanto critichiamo sono inevitabilmente lo specchio di ciò che ciascun cittadino è, al di là delle maschere sociali.

Un tristemente noto dittatore del passato un giorno disse: “Io non ho affatto inventato il fascismo, l’ho semplicemente estratto dall’inconscio della gente”.

La società e i governi,  sono quindi l’estensione dell’individuo. A nulla servono le rivoluzioni se insieme alle regole non si cambia anche il modo di pensare e di essere di ciascun individuo.

È innegabile l’esistenza di diversi livelli sociali: ci sono persone rigide e persone flessibili, chi gode di ciò che ha e chi è concentrato su ciò che manca, chi è preoccupato della propria immagine sociale e chi è più genuino, chi ha una bassa autostima e chi non teme il giudizio altrui e così via.

Allo stesso modo esistono anche differenti livelli dell’Essere. Ciò che siamo interiormente, falsi o sinceri, ipocriti o trasparenti, guerrafondai o pacifisti, rancorosi o magnanimi, attrae circostanze ed eventi in sintonia con la condizione del nostro mondo interiore…

Un rancoroso attrarrà sempre le situazioni e le ingiustizie che assecondano la sua visione del mondo. Una persona preoccupata della propria immagine sociale sarà spesso coinvolta in vicende che mettono a rischio il suo prestigio acquisito. Un guerrafondaio vedrà nemici dappertutto e sarà portato ad attaccare briga con chiunque.

C’era una volta un albero. Durante una notte particolarmente buia un bambino lo scambiò per un fantasma e si mise ad urlare, un ladro lo scambiò per un poliziotto e si mise a correre all’impazzata, una donna innamorata lo scambiò per il suo ragazzo e il cuore prese a batterle in trepidazione. Ma nemmeno per un istante l’albero smise di essere un albero.

Ciascuno vede il mondo e si relaziona con esso in  base ciò che porta dentro di sé.

Tuttavia chi è amareggiato e stanco di soffrire, ha voglia di cambiare, di voltar pagina nella propria vita. Ma non sa come fare, brancola nel buio andando a tentoni; si trova in un vicolo cieco.

Oggi è uguale a ieri e domani sarà uguale a oggi; ripete sempre gli stessi schemi disfunzionali e non impara le lezioni della vita neppure dopo innumerevoli fallimenti e delusioni.

Nella vita di molte persone ogni cosa si ripete con cadenza ciclica: stesse circostanze, stessi incidenti di percorso, stesse relazioni conflittuali, ecc.

Questa monotona ripetizione di tragedie, discordie, illusioni e ansie continuerà finché avremo dentro di noi gli elementi indesiderabili della dipendenza affettiva, del rancore, dell’invidia, dell’orgoglio, della pigrizia, della bassa autostima, ecc.

Qual è il nostro livello di Essere?

Finché il livello di Essere non cambierà radicalmente, tutte le nostre miserie, le amenità, le disgrazie e le sventure continueranno a ripetersi. Tutti gli eventi, tutte le vicende che si susseguono fuori di noi, sullo scenario di questo mondo, sono esclusivamente il riflesso di ciò che abbiamo dentro.

È quindi lecito affermare che “l’esteriore è il riflesso dell’interiore”. Quando si cambia interiormente, e il cambiamento è radicale, anche l’esteriore, le circostanze, la vita, cambiano.

Pertanto se vogliamo davvero ottenere una trasformazione radicale, sia a livello individuale che globale, la prima cosa che dobbiamo comprendere è che ognuno di noi – sia esso ricco o povero, analfabeta o istruito, orientale od occidentale, spirituale o materialista – si trova ad un certo livello di Essere.

Qual è il nostro attuale livello di Essere? Ci siamo mai posti questa domanda? Non è possibile passare ad un altro livello se ignoriamo lo stato in cui ci troviamo.

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